Urlo di Munch – la storia di chi voleva metterlo a tacere

Perchè cercare di far tacere l’urlo più angoscioso della contemporaneità?
Uno dei quadri più celebri dei nostri tempi è stato rubato per ben due volte a distanza esatta di 10 anni.
Stiamo parlando de “L’urlo”, realizzato in più versioni a partire dal 1893 da Edvard Munch.
Sulla tela il pittore norvegese con pennellate spesse e colori accesi, imprigiona l’urlo cosmico della natura, emblema universale del dolore, consegnando agli spettatore di tutto il mondo un quadro dal valore inestimable.
Per questa ragione, la notizia del suo furto ha sconcertato l’opinione pubblica.
“Grazie per la scarsa sicurezza”: è questo il messaggio lasciato dai ladri che il 12 Febbraio 1994 riuscirono a rubare una delle versioni dell’opera in soli 50 secondi.
Il furto fu subito rivendicato da un gruppo di antiabortisti che si diceva disponibile a restituire il quadro, a patto che la televisione norvegese trasmettesse un documentario sugli effetti dell’interruzione volontaria di gravidanza dal titolo ” L’urlo silenzioso”.
L’insolita e bizarra vicenda si risolse tre mesi dopo quando un agente di Scotland Yard riuscì a incastrare i colpevoli e a riportare “L’urlo” nella Galleria Nazionale norvegese.
A distanza di 10 anni, la storia travagliata dell’opera conosce un’ulteriore svolta:
il 22 Agosto 2004 due uomini, armati fino ai denti, irruppero nel Museo durante l’orario d’apertura; minacciando guardie e visitatori, trafugarono indisturbati la versione de “l’Urlo” del 1910 e “la Madonna” dello stesso Munch.
Visto il valore artistico e simbolico dei quadri, la polizia norvegese si affrettò nelle indagini e tuttavia solo nel 2006 furono ritrovati.
Tornarono infine al Nasjonalmuseet di Oslo nel 2008 dopo un attento restauro.
Nostante i ripetuti tentativi di ridurlo al silenzio, l’Urlo ancora oggi grida, suscitando una grande partecipazione emotiva nell’animo di chi lo osserva.
Queste storie ci ricordano quanto sia inquietantemente concreto il rischio di furto e perciò quanto sia preziosa l’opportunità di fruire pubblicamente delle opere d’arte.

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Chiara Pulidori & Beatrice Tosti